| Un dibattito con Piergiorgio Odifreddi a Catania
Venrdì 13 giugno
2008 Piergiorgio Odifreddi (uno dei presidenti onorari dell'UAAR)
ha partecipato ad una disputa pubblica presso la 'Tenda di Ulisse' a Catania.
Una presentazione
del dibattito:
| "La Sicilia"
12 giugno 2008 pag. 41 DOMANI
NELLA TENDA DI ULISSE
Un cattolico e un non credente «processano» Gesù di Nazareth «pubblica disputa» tra
Giuseppe Savagnone e Piergiorgio Odifreddi
Processi. In Italia e nel mondo se ne istruiscono a milioni: alcuni si chiudono con
verdetto di assoluzione, altri con verdetto di condanna, altri ancora - come purtroppo
sappiamo - cadono in prescrizione.
Ma cè un processo, forse il più lungo e controverso che la storia abbia mai
celebrato, che non si è mai chiuso e che nonostante siano passati più di duemila anni
non è andato in prescrizione.
Limputato? Gesù di Nazareth. Personaggio controverso cui sono state dedicate
montagne di pagine e fiumi di inchiostro. Ma chi era costui? Un uomo che nacque e visse
nellultima provincia romana tra le regioni della Galilea e della Giudea al tempo di
Cesare Augusto, negli anni che noi oggi datiamo come i primi anni dellera cristiana.
Si proclamò figlio di Dio, annunciò il vangelo e lawento del Regno di Dio, fu
ritenuto un pericolo sia dai Giudei che dai Romani e fu condannato alla crocifissione è
morte in croce. Dopo tre giorni dalla sepoltura Gesù, detto il Cristo, risuscitò dai
morti e
ascese al cielo. Questa in breve la storia di Gesù tramandata dai Vangeli attraverso la
Chiesa e creduta da miliardi di uomini e donne fino ad oggi.
Ma per molti nel corso dela storua questo Gesù non è stato altro che un impostore,
qualcuno ha addirittura messo in dubbio la sua esistenza storica, per qualcuno è stato un
filosofo, per altri è un mito, per altri ancora è stato solo uno strumento di potere
politico di diversi imperatori. In questi ultimi anni - come afferma il prof. Savagnone
nel suo ultimo libro Processo a Gesù. È ancora ragionevole credere nella divinità di
Cristo?, - cè un ritorno al sacro attraverso però nuove forme si religiosità
(sette, maghi, miscellanee di diverse religioni orientali) che se da una parte
testimoniano il desiderio e il bisogno innato nelluomo di trascendenza,
dallaltra parte mettono in crisi e rifiutano le tradizionali religioni, in modo
particolare quella cattolica.
Il processo a Gesù si e celebrato, si celebra e si celebrerà sempre su due piani: uno
privato e laltro pubblico. Infatti inconsciamente o consapevolmente Gesù è
messo sotto processo nellintimo del proprio cuore da ogni uomo che si imbatte in
lui. Tutti - o perché educati alla religione cattolica, o perché abbiamo studiato a
scuolà la storia, o perché ci siamo imbattuti in persone di fede, o per altri motivi -
in qualche modo ci siamo posti di fronte a lui come giudici e ciascuno di noi ha emesso un
verdetto.
Ma esiste anche un processo pubblico che non è solo quello istruito davanti a
Ponzio Pilato che le cronache del tempo ci hanno trasmesso.
Gli scaffali delle librerie, infatti, sono state invase in questi ultimi anni da volumi
acquistati da milioni di persone, creando dei veri e propri casi mediatici: dal famoso
testo di Diego Fabbri, Processo a Gesù, a quello di Pomilio, Il quinto evangelio, a
quello di Messori, Ipotesi su Gesù, al recente libro di Augias- Pesce, Inchiesta su
Gesù, al romanzo di Dan Brown, Il Codice da Vinci, aI provocatorio saggio di Piergiorgio
Odifreddi, Perché non possiamo esserecristiani (e meno che mai cattolici) solo per
citarne alcuni.
In occasione dellultima fatica di Giuseppe Savagnone, Processo a Gesù. Èancora
ragionevole credere nella divinità di Cristo?, la Missione Chiesa-Mondo ospiterà domani
alle ore 20 nella Tenda di Ulisse una pubblica disputa su dati storici e
biblico -teologici tra chi crede e chi non crede. Parteciperanno il prof. Giuseppe
Savagnone (docente di Storia e Filosofia presso i licei statali di Palermo)e il prof,
Piergiorgio Odifreddi (docente di logica e Matematica presso luniversità di
Torino). Modererà il dibattito mons. Antonio Fallico, responsabile della Missione
Chiesa-Mondo e vicario episcopale per la pastorale delle diocesi di Catania. Sarà
presente lArcivescovo mons. Sa!vatore Gristina.
Gabriella La Mendola |
Il
resoconto del dibattito sulla stampa locale:
La
Sicilia, 15 giugno 2008, p. 42
TENDA DI ULISSE
«Processo a Gesù»: utile provocazione
Non la verità di cui ci si crede in possesso, ma il sincero sforzo per giungervi
determina il valore dellindividuo.., lillusione del possesso rende pigri e
presuntuosi; solo la ricerca tiene desti ed insonni Se Dio tenesse nella sua destra tutta
la verità e nella sua sinistra il solo eterno impulso verso la verità con la condizione
di dover andare errando per tutta leternità e mi dicesse: scegli!, io
mi precipiterei umilmente alla sua sinistra dicendo: Padre, ho scelto! La verità
pura non è che per te solo!
Ricordo ancora quando, sui banchi di scuola, mi trovai di fronte questo brano di Lessing.
Per la prima volta, forse, riflettei sulla bellezza dellessere uomini: non essere
possessori, padroni della verità ma con passione e onestà poterne esserne ricercatori.
Queste parole mi sono tornate in mente venerdì sera durante la pubblica
disputa svoltasi nella tenda di Ulisse - gremita fino
allinverosimile - sul tema: Processo a Gesù di Nazareth. Ospiti della
serata: un credente: il prof. Giuseppe Savagnone, docente di filosofia a Palermo e autore
del libro Processo a Gesù. È ancora ragionevole credere nella divinità di
Cristo? e un ateo: il prof. Piergiorgio Odifreddi, docente di Matematica presso
lUniversità di Torino e autore del testo Perché non possiamo essere
cristiani (e meno che mai cattolici).
La serata è iniziata con la lettura, tratta dal libro di Savagnone, dei capi
daccusa: Cristo sarebbe stato accusato di millantato credito, egli era un
impostore, la sua figliolanza divina è una costruzione posteriore, concepita e gestita
dallimperatore Costantino che lavrebbe utilizzata come strumento di potere.
Dopo la lettura dei capi daccusa, sollecitati da incalzanti e serrate
domande di mons. Fallico, che ha moderato la serata, i due protagonisti hanno regalato al
pubblico presente due intense ore di seria riflessione, colma di contenuti culturali e nel
rispetto reciproco hanno tessuto lordito e la trama di un vero e proprio dialogo - a
cui oggi purtroppo soprattutto la televisione ci ha disabituato - dialogo fatto di ascolto
e di parola, espresso con garbo e non con rabbia e volgarità.
«Possiamo trovare solo giovamento da libri come quello del prof. Odifreddi- ha detto il
prof. Savagnone - Poiché essi svegliano noi cristiani da una fede data per scontata e un
pò sonnolenta. Ci spingono a guardare con occhi limpidi e pie-nidi stupore il messaggio
cristiano. Però ho trovato questi testi un po troppo aggressivi. Per questo ho
sentito il bisogno di scrivere. Non potremo mai dimostare la fede, ma mostrare che la fede
è ragionevole sì». Di contro il prof. Odifreddi ha fatto notare come «essere atei non
significa non credere in nulla
il Dio che in professo è quello professato da
Pitagora a Spinoza: la natura. Ho letto i Vangeli e la Bibbia, compreso lAntico
Testamento, e trovo incongruenze, contraddizioni. Ci sono almeno tre Gesù che emergono
dalla mia lettura: il primo è il Gesù profeta, il secondo è il Gesù mago e il terzo è
il Gesù politico. Il primo e il secondo mi sembrano nettamente in contrasto tra loro».
Alla domanda di mons. Fallico su quanto Gesù possa dire ancora oggi nel campo educativo,
il prof. Savagnone ha concluso dicendo che: «Gesù ha molto da dire ai giovani di oggi,
poiché ha saputo uscire fuori dagli schemi e spinge arinunciare allomologazione per
riscoprire la propria identità».
Citando lncipit della Fides et ratio di Giovanni Paolo Il mons. Fallico
ha concluso la serata con limmagine della ragione e della fede come «le due ali con
le quali le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità».
Al termine della serata, come era prevedibile, nessun verdetto pubblico e definitivo né
di condanna, né di assoluzione è stato emesso. Il caso non è però andato in
prescrizione e continuerà ad essere celebrato se non nelle aule dei tribunali, nella vita
quotidiana di ogni uomo.
Gabriella La Mendola |
Così
un lettore commenta negativamente il dibattito ed il resoconto giornalistico
La
Sicilia, 17 giugno 2008, p. 44
«Odifreddi e i cristiani: dialogo impossibile»
In un celebre scorcio autobiografico, riportato da Julien Benda, Tolstoi narra che dopo
aver ammonito un suo collega ufficiale che aveva colpito violentemente una recluta
discostatasi dalla fila, chiedendogli se conoscesse i vangeli, ne ebbe come risposta:
ma lei conosce i regolamenti militari? Risposta, se si vuole, formalmente
ineccepibile e tuttavia estranea ad ogni pur minimo sussulto di carattere spirituale,
proprio perché non riesce in alcun modo a cogliere la carica provocatoria di un appello
che inviti a scorgere come, al di là dei regolamenti, ci sia un mondo che nulla e nessuno
possono impunemente ignorare (neppure i regolamenti militari). La stessa owia ed
ineliminabile sordità ad ogni aspetto non puramente empirico della realtà contrassegna
la posizione di Piergiorgio Odifreddi, invitato da Padre Fallico a presentare, presso la
Tenda di Ulisse, lultima fatica di Giuseppe Savagnone dal significativo
titolo Processo a Gesù. Il vero problema scaturente da questa iniziativa non
sta ,come si potrebbe ritenere, nelle posizioni estreme tipiche di Odifreddi, non sta in
altre parole nel considerare letteralmente cretini i cristiani, come sta
scritto nelle primissime pagine di un suo fortunato volume, ma va individuato altrove. In
particolare, il vero problema va individuato nella incresciosa circostanza secondo cui si
ritiene da alcuni - in questo caso da Padre Fallico - che il cristiano, allo scopo di
rinsaldare la propria identità, deve confrontarsi con le varie forme della cultura laica.
Ciò va benissimo, ma esige comunque siano rispettate due condizioni. La prima è che il
laico cui sia richiesto di dialogare con la cultura cattolica accetti in modo evidente e
senza ambiguità la pari dignità di questa, acconsenta cioè esplicitamente a
considerarla una dinamica seria del pensiero e non - come invece ripete Odifreddi - una
roba per minorati o, al più, una fiaba fantastica. La seconda è che il laico abbia modo
di operare una critica a partire dal territorio che più gli piaccia (storico.
scritturistico, teologico ...) ma sempre e comunque culturalmente allaltezza
delloggetto da criticare, utilizzando cioè un armamentario oggettivamente in grado
di rendere ragione delle opzioni di cui egli sia portatore. In assenza anche di una
soltanto di tali condizioni, nessun dialogo è possibile: mancando laprima, il cattolico
sarebbe collocato in una indebita posizione di minorità, mancando la seconda non ci si
potrebbe confrontare su dati oggettivi. In entrambi i casi, uno sterile e rischioso
monologo spodesterebbe il dialogo, che invece ben a ragione oggi si cerca tanto di
promuovere. Orbene, si dà il caso che dialogare con Odifreddi, per un cattolico, è
impossibile (come, al di là duone intenzioni, lo è stato per Savagnone) in quanto
mancano entrambi queste condizioni. Manca la prima, perché - sia pure con garbo ed
eleganza - per quasi due ore Odifreddi ha spiegato sostanzialmente ad una nutntissima
platea di cattolici (pronti, peraltro, ad applaudirlo) assiepati nella Tenda, in che senso
e perché essi sono soltanto dei cretini; o, detto in modo meno antipatico e volgare, dei
sempliciotti creduloni. Manca la seconda, perché Odifreddi non possiede per nulla gli
strumenti culturali necessari per operare una seria critica scritturistica e teologica
davvero radicale, come invece egli dice di voler fare. Valgano due soli esempi, fra i
tanti possibili. Nel primo capitolo del suo volume, egli afferma -come nulla fosse- che
lebraismo che emerge dal Vecchio Testamento era in realtà politeista, distruggendo
in poche righe oltre due millenni di tradizione religiosa rigidamente monoteista. E ciò
in quanto -scrive - il Dio degli ebrei prima è Elohim, e poi Jahvè; ci sarebbero perciò
più dei. Egli non sospetta neppure come la teologia biblica abbia da sempre avvertito
come Elohim fosse il nome con il quale le popolazioni di area semitica indicavano in modo
generico la divinità sconosciuta, il Dio della ragione, mentre Jahvé fosse il nome
riservato allo stesso Dio una volta autorivelatosi come Dio della fede: due nomi dello
stesso ed identico Dio. Odifreddi ci dice poi che la Madonna era soltanto una contadinella
che aveva fatto una scappatella con un soldato romano, e non con il suo promesso sposo,
come si trattasse di chi sa quale scoperta della ricerca storica di stampo laico ed
illuminato a lui dovuta. Egli non sospetta neppure come invece si tratti di un
antichissimo argomento di origine ebraica, tradizionalmente adoperato, in polemica contro
la nascita del Messia. Come si vede, il problema non è Odifreddi; il problema è lo
spazio che i Pastori gli danno senza che ne venga frutto alcuno per il cristiano: questi
ha bisogno infatti di ben altro.
Vincenzo Vitale |
Noi
dell'UAAR proviamo ad esprimere la nostra opinione, con questa lettera a 'La Sicilia', che
tuttavia non viene pubblicata
Sul dialogo impossibile fra Odifreddi ed i cristiani
Nel suo intervento del 17 giugno su questa rubrica, Vincenzo Vitale lamenta la sordità di
Piergiorgio Odifreddi, accusato di ignorare impunemente ogni aspetto non puramente
empirico della realtà e conseguentemente la proposta cristiana; e
sostanzialmente non condivide la scelta di padre Fallico di invitarlo ad un confronto con
lo scrittore cattolico Giuseppe Savagnone, autore di un recente testo sulla divinità di
Gesù. Secondo Vitale, Odifreddi non è un accettabile interlocutore, perché non
considererebbe il cristianesimo una dinamica seria del pensiero e perché non sarebbe
culturalmente allaltezza delloggetto da criticare. Dunque sarebbe
stato preferibile un contraddittorio con chi invece riconosce la pari dignità fra
pensiero cristiano e laico ed è preparato a confrontarsi tanto sugli argomenti di fede
che su quelli di ragione. In sostanza, Padre Fallico si sbaglierebbe nel ritenere che
lidentità cristiana possa e debba rinsaldarsi anche grazie al confronto con
le varie forme della cultura laica.
Queste argomentazioni possono essere agevolmente ribaltate. Innanzitutto, sottolineando
come la cultura prevalentemente scientifica e fermamente laica difesa da
Odifreddi sia la vincente fra tutte le culture fino ad oggi note, laddove quella cattolica
è solo una delle molte forme della stessa cultura cristiana, ognuna delle quali rivendica
la sua assolutezza (da cui lesigenza dei vari cristianesimi di doversi
difendere innanzitutto luno dallaltro, nelle questioni di verità,
prima ancora di affrontare la sfida con la areligiosità del mondo moderno). In quanto
allaltra obiezione, limpreparazione culturale di Odifreddi circa le cose della
religione è tutta da dimostrare; il suo testo più noto (Perché non possiamo
essere cristiani), oltre che straripare di quella razionalità apparentemente così
tanto esaltata dalla stessa chiesa ratzingeriana, cita con precisione innumerevoli fonti
cattoliche, di per sé bastevoli con le loro contraddizioni a demolire i più scontati
dogmi di fede.
Solo ripiegandosi su se stesso, ovvero spostando lattenzione del proprio pubblico
sugli argomenti di fede piuttosto che su quelli di ragione, il cattolicesimo può trovare
la forza di resistere agli attacchi della modernità, ma non certo quella di convincere un
osservatore neutrale (come piace autoproporsi il marziano Odifreddi). Se per
dialogo i cristiani intendono tuttora la pretesa che la ragione si pieghi
sempre e comunque, docilmente, ai dettami della fede (lagostiniano credo per
capire), è facile prevedere un incremento della loro insofferenza.
Francesco DAlpa |
Viene invece
pubblicata la replica degli organizzatori del dibattito:
| "La Sicilia",
20 giugno 2008, pag. 36 «Perché
noi cattolici non possiamo non dialogare con tutti»
Con piacere cogliamo loccasione
dellintervento di Vincenzo Vitale - apparso sulle colonne di questo quotidiano
martedì 17 Giugno - per chiarire, a beneficio dei lettori, liniziativa svoltasi
nella Tenda di ulisse venerdì 13 giugno - la disputa tra il prof. Savagnone e
il prof. Odifreddi sul tema Processo a Gesù di Nazareth - e più in generale
la natura degli incontri che la Missione Chiesa-Mondo propone da più di quattro anni
nella tenda di Ulisse. Ci ha sorpreso, infatti, constatare che alcuni laici cattolici
siano rimasti scandalizzati e in qualche modo indignati da questultima iniziativa,
che - da quanto leggiamo - è stata fraintesa. Il prof. Odifreddi non è stato invitato
per presentare il libro di Savagnone. Lultima fatica di Savagnone è stata
loccasione prowidenziale per poter svolgere una ulteriore disputa tra un
ateo e un credente; ateo che oltretutto viene ripetutamente citato, attaccato, criticato e
confutato da Savagnone nel suo libro. Inoltre la serata ha riproposto lo stesso modulo dei
numerosi dibattiti già awenuti nella tenda, che ha visto dialogare sempre un ateo eun
credente: lateo prof. Paolo Fiores dArcais e il teologo cattolico di fama
internazionale Don Giuseppe Ruggieri sul tema della esistenza di Dio; il prof. Salvatore
Natoli e mons. Francesco Ventorino sul problema delletica; il prof. Pietro
Barcellona e mons. Fisichella sulla Deus Caritas est di Benedetto XVI, il
prof. Vattimo e il prof. Savagnone sul problema dellembrione.
Forse è bene chiarire lidentità della Tenda di Ulisse. Essa nasce
proprio come luogo in cui poter dialogare con la cultura e il mondo contemporaneo, una
cultura che si presenta incline spesso al relativismo etico, alla negazione di Dio, alla
perdita della ricerca di senso. Forse tutto questo - ci chiediamo - non rientra nel
compito della Chiesa? Un Concilio celebrato a Roma negli anni 60, il Vaticano Il,
definito il concilio della Chiesa, il Concilio pastorale, il concilio che ha operato una
sorta di rivoluzione copemicana nellambito ecclesiale afferma nella
Gaudium et spes che la Chiesa si sforza di scoprire le ragioni della
negazione di Dio che si nascondono nella mente degli atei e, consapevole della gravità
delle questioni suscitate dallateismo, mossa dal suo amore verso tutti gli uomini,
ritiene che esse debbano meritare un esame più serio e più profondo (n. 21).
E vero come ha affermato Vitale, che dialogare con Odifreddi per un cattolico è
impossibile? A noi sembra che questa affermazione sia nello specifico falsa, perché
nella tenda il 13 Giugno cè stato dialogo, e in generale sia unaffermazione
contraddittona in sé: un cattolico può e deve dialogare con tutti. Riteniamo
che le due condizioni richieste da Vitale perché possa esserci dialogo siano state
rispettate:Odifreddi ha mostrato nspetto e riconosciuto dignità perla cattolicità e ha
mostrato anche una preparazione culturale non indifferente sia sulle Scritture sia sulla
filosofia scolastica, anche se ha precisato di non essere un esegeta. Crediamo, però, che
perché possa esserci dialogo queste due condizioni non siano sufficienti.
Perché possa nascere il dialogo è necessario, a nostro avviso molto di più: 1) Avere
chiara nel cuore e nella mente la propria identità. 2) Saper riconoscere e accettare la
diversità dellaltro. Ciò implica, soprattutto per un cattolico conoscere il
linguaggio dellaltro. Se sappiamo quindi che laltro usa un codice linguistico
provocatorio, non ci è lecito, pertanto, fermarci e lasciarci condizionare da delle
battute provocatone, che peraltro dallo stesso interlocutore vengono
dichiarate tali. 3) Non sentirsi detentori della verità: nessuno possiede la verità,
semmai possiamo essere posseduti dalla verità. 4) Saper ascoltare fino in fondo
laltro, le sue ragioni. 5) Lasciarsi interrogare dallaltro; sapersi mettere in
discussione per poter mettere laltro in discussione.
Ma il cattolico di oggi - questa la domanda inquietante- ha chiara la propria identità,
per seguire lesortazione che lapostolo Pietro ha rivolto ai cristiani nella
sua prima lettera: siate pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione
della speranza che è in voi? (1 Pt3,15)
È indispensabile per questo dialogare anche con i non credenti? Si, perché ci ha detto
Giovanni Paolo Il: È illusorio pensare che la fede, dinanzi a una ragione debole,
abbia maggior incisività; essa, al contrario, cade nel grave pericolo di essere ridotta a
mito o superstizione (Fides et ratio, n, 48).
Ma quali possono essere gli altri motivi per cui noi cattolici non possiamo non dialogare
con tutti (soprattutto con chi non crede e ci avwersa)? Crediamo che la risposta possa
essere solo una: perché così ha fatto Gesù di Nazaret che ci rivela il vero volto
delluomo e che noi professiamo Signore della nostra vita. Gesù non ha disdegnato di
dialogare con tutti: il centurione non era forse un non credente? Pilato non riteneva
forse che la verità non esiste? Gesù non ha forse parlato, iniziando lui il discorso,
con la samaritana (e sappiamo che i samaritani non riconoscevano pari dignità agli
ebrei)? Non si è lasciato avvicinare dalla peccatrice lasciando che ella compisse gesti
che potevano scandalizzare? Non si è forse autoinvitato alla tavola dellusuraio
Zaccheo? A Gesù, nostro maestro, non ha importato nulla che per questi motivi venisse
etichettato come un mangione e un beone.
Ci sembra pertanto di muoverci sulla linea del Vangelo, del Concilio, del cardinale
Martini con la sua cattedra dei non credenti, di Giovanni Paolo Il, di Ratzinger che prima
di essere Papa ha anche svolto dialoghi pubblici con non credenti. Crediamo che queste
iniziative siano promesse di frutti nuovi e maturi nella vita soprattutto dei
laici, e che facciano bene i nostri Pastori - a partire dal nostro Arcivescovo e non solo
da P. Fallico - a condurci anche in questi pascoli, in cui troviamo nutrimento
per una fede che - per usare unespressione di Savagnone - non sia razionale ma
ragionevole, senza dimenticare che - come afferma il teologo e Pastore mons. Bruno Forte
-il credente non è altro che un ateo che si sforza ogni mattina di cominciare a
credere.
LA MISSIONE CHIESA-MONDO
IL CONSIGLIO PASTORALE DI - S. MARIA DI OGNINA
LE 15 COMUNITÀ ECCLESIALI DI BASE DI S. MARIA DI OGNINA |
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