La Chiesa
contro Darwin. Parola di papa
di Francesco D'Alpa
La recente apertura della Chiesa allevoluzionismo non si può conciliare
con la Teologia consolidata, con i documenti del Magistero e soprattutto con i
responsa antimodernisti della Commissione Biblica (dei primi due decenni del
Novecento), che di fatto costituiscono tuttora gli ultimi pronunciamenti ufficiali in
proposito, sostanzialmente con il crisma della infallibilità. Infatti il
tradizionale antievoluzionismo non solo è in pieno accordo con il senso letterale della
Bibbia, ma è stato presentato sempre come il frutto di dimostrazioni teologiche
razionali; ed ha sempre fatto parte dellinsegnamento
immutabile della Chiesa.
Nonostante i tanti distinguo, nellultimo scorcio del Novecento, fra senso
teologico e interpretazione letterale, non vi può essere alcun dubbio
su come il racconto di Genesi sia stato utilizzato fino a quasi un secolo fa come qualcosa
di più che una ipotesi scientifica; e proprio questo ha determinato da un certo punto in
poi linsorgere di conflitti non solo con le varie branche delle scienze, ma con il
metodo scientifico in genere (vedasi lattuale ambito della bioetica). Il credente
assume infatti sempre come punto di partenza la sua verità forte, che ritiene
possa essere solo confermata; e quandanche smorza i toni polemici, afferma comunque
che il senso della rivelazione rimane immutato in quanto prescinde dallimmagine
della storia delluomo fornita dalla scienza: poiché la teologia non dipende dalla
scienza.
Il 22 ottobre 1996 Giovanni Paolo II, in un Messaggio alla Pontificia Accademia delle
Scienze (riunita in Assemblea plenaria per discutere sull'origine della vita e
l'evoluzione), afferma, in linea con lEnciclica Providentissimus Deus di
Leone XIII (1893) e soprattutto con Tommaso dAquino, che non può sussistere nessun
vero conflitto fra scienza e fede in quanto la verità non può contraddire la
verità. Ovviamente, la verità per eccellenza sarebbe quella proposta dalla
teologia cattolica, ed i problemi li susciterebbe semmai la scienza, quando si contrappone
o sembra contrapporsi ad essa.
Per Giovanni Paolo II si possono delimitare tre diverse aree del sapere: la
riflessione filosofica, la riflessione teologica e la scienza (tradizionalmente
ancilla philosophiae); il primato della fede sulle scienze (reclamato anche
nella sua Enciclica Fides et ratio del 1998), poggia saldamente sulla
tradizione; ogni teoria scientifica dimostra la sua validità nella misura in cui è
suscettibile di verifica, mentre invece lautorità biblica non ha bisogno di
essere controllata.
Giovanni Paolo II richiama le precedenti piuttosto limitate concessioni di Pio XII
allevoluzionismo, ma ribadisce che la Chiesa non può arretrare dalle sue posizioni,
e che ogni dottrina può essere discussa solo se non intacca il deposito tradizionale
della fede e della Rivelazione. Restano dunque non questionabili la centralità
delluomo nel creato (la sola creatura che Dio abbia voluto per se
stesso) ed il suo valore di persona (un valore pienamente ignorato nel
passato, come prova la secolare posizione della Chiesa riguardo alla pena di morte).
Giovanni Paolo II riafferma anche la dualità (corpo ed anima) dellessere umano, e
ribadisce la presenza di una differenza di ordine ontologico (un salto
ontologico) fra luomo e gli altri viventi.
In pratica egli non condanna più in modo assoluto levoluzionismo, ma lo considera
comunque una teoria non provata e non affrontabile secondo una lettura materialista,
ovvero prescindendo dalla Rivelazione. Ma, così facendo, stravolge la dottrina
tradizionale e contraddice il senso letterale della Bibbia e secoli di predicazione
assolutamente antievoluzionista. Basta infatti consultare qualche testo catechistico degli
anni cinquanta del Novecento, per rendersi conto di come, a discapito della Humani
Generis, linsegnamento è ancora radicalmente antievoluzionista: ad esempio,
levoluzione dei viventi appare contraria al senso letterale ed ovvio della
Scrittura, che indica le piante e gli animali come creati secondo la loro
specie e narra la creazione speciale delluomo sia quanto al corpo,
sia quanto allanima, dicendo espressamente che Dio ha immediatamente formato il
corpo delluomo e creata lanima.
La presunta apertura di Giovanni Paolo II è dunque più che altro una cauta
ritirata, di fronte ad un problema che per i non cattolici è oramai quasi privo di senso:
giacché esistono fin troppe e convergenti prove dellevoluzione, non smentite da
fatti contrari. E molte di queste prove esistevano perfino decenni prima, in tempi in cui
il papato stigmatizzava gli evoluzionisti e quanti allinterno della Chiesa
ricercavano un qualche concordismo. Il vero salto non è quello
dalla scimmia alluomo, ma piuttosto dallantievoluzionismo assoluto
allevoluzionismo concordista.
La posizione ufficiale della Chiesa rispetto allevoluzionismo è stata
infallibilmente definita in pochi documenti, scritti più per frenare la
critica dei teologi modernisti, che non per intervenire nel dibattito scientifico: il
Decreto Lamentabili sane exitu (1907), lEnciclica Pascendi
dominici gregis (1907), il Motu proprio Praestantia Scripturae Sacrae
(1907), lEnciclica Humani generis (1952). Nei primi tre
levoluzione in senso darwiniano ed il trasformisno in genere sono implicitamente
rigettati sulla base di un principio dautorità fondato sul significato letterale di
Genesi; nel quarto, pur ammettendosi esplicitamente lesistenza di un serio problema
scientifico che tocca la fede, non per questo si vuole rinunciare alla tesi tradizionale.
A monte di essi si colloca lEnciclica Providentissimus Deus (1893) che
sancisce, sullo sfondo della da poco dichiarata infallibilità papale (Enciclica
Pastor aeternus, del 1870) linerranza biblica, anche oltre le cose di fede e
di costume.
Il decreto Lamentabili sane exitu condanna severamente il metodo
modernista (che in verità somigliava abbastanza a quello oggi consueto nel mondo
scientifico: falsificazione sistematica delle teorie; necessario consenso della comunità
scientifica) e anatemizza la tesi secondo la quale il progresso nelle scienze deve indurre
a modificare i dogmi. La risposta del clero è tiepida, e Pio X deve tornare due volte in
poco tempo sullargomento, per richiamare allobbedienza.
Secondo il decreto della Commissione Biblica De charactere historico trium priorum
capitum Geneseos (1909), si devono intendere in senso letterale-storico (e non si
possono avere dubbi in proposito), i seguenti punti di Genesi: 1) la creazione di tutte le
cose, fatta da Dio all'inizio del tempo; 2) la creazione speciale delluomo; per cui
lanima umana razionale viene direttamente da Dio, ed il corpo del primo
uomo è stato tratto direttamente dalla materia inanimata (Gen. 2, 7), così come
concordano tutte le tradizioni semitiche; 3) il corpo della prima donna è stato tratto,
per un atto della volontà di Dio e per una profonda ragione simbolica (I Cor. 2, 8), da
una costa di Adamo, e viene fermamente escluso il trasformismo; 4) lunità del
genere umano; 5) la felicità originale dei primi uomini, creati in stato di grazia,
dintegrità e dimmortalità; 6) lordine dato da Dio alluomo per
provare la sua ubbidienza; 7) la trasgressione dellordine di Dio, su istigazione del
demonio, nascosto sotto le apparenze del serpente; 8) il decadimento dei nostri
progenitori dallo stato di innocenza; 9) la promessa del Redentore futuro.
Dopo di ciò, il papato tace per qualche decennio, mentre il darwinismo avanza
inarrestabilmente.
Con lEnciclica Divino Afflante Spiritu di Pio XII (30 settembre 1943),
si concede finalmente una certa libertà critica agli esegeti, ma di fatto non si ritratta
sulle affermazioni precedenti della Commissione Biblica, che si preferisce comodamente
ignorare. La questione viene in parte superata con una importante lettera della
Commissione Biblica al cardinale Emmanuel Suhard (1948), con cui si concede finalmente una
più ampia libertà critica ai biblisti; di fatto una ritirata strategica.
Così, le aborrite tesi moderniste di Julius Wellhausen (1876) sulle diverse fonti del
Pentateuco, che tanto polverone avevano suscitato meno di un secolo prima, entrano nel
patrimonio interpretativo ufficiale della Chiesa. Passo dopo passo, il castello della
verità letterale di Genesi si sfalda. Ed ai giorni nostri nessun predicatore
può contestare una serie di fatti: 1) linterpretazione letterale di Genesi è
totalmente abbandonata; 2) il testo di Genesi espone un racconto mitico della creazione,
nel quale a materiali narrativi antichi se ne aggiungono altri più recenti riguardanti la
storia della salvezza proposta al popolo ebraico durante il periodo dellesilio; 3)
allinterno di Genesi sono presenti due diversi racconti della creazione: quello di
fonte jahvista databile verso il X-IX sec. a.C., e quello di fonte sacerdotale databile
verso il VI-V sec. a.C; 4) il racconto biblico è patrimonio comune ad altre culture (in
particolare la babilonese e lassira), e deriva da fonti e tradizioni più antiche;
5) Genesi non ci informa sulla causa prima e sullo sviluppo del mondo, ma solo su cosa
stia a fondamento del mondo; 6) il concetto di creatio ex nihilo non compare
nelle fonti più antiche, ma è unastrazione successiva; 7) alleanza con Yahvé e
creazione sono intimamente connesse: Dio agisce per amore stringendo un patto
dalleanza con il suo popolo; 8) la fede nella creazione ha una valenza religiosa e
non scientifica; 9) il dogma della creazione si è sviluppato progressivamente, in un
secondo tempo.
Siamo oramai lontani dalle granitiche certezze di Gregorio XVI, che nella Enciclica
"Singulari Nos" (1834) si scagliava contro i deliri dellumana
ragione che corre dietro alle novità!
Nel 1952 Pio XII interviene esplicitamente nel dibattito sullevoluzionismo, con
lEnciclica Humani generis, unico documento magisteriale (in tutto il
secolo) ad affrontare esplicitamente il problema. Pur con qualche concessione, egli
sostiene che in ogni caso deve essere assolutamente rigettata quanto meno ogni ipotesi di
poligenismo (in quanto intaccherebbe il dogma del peccato originale); quindi ribadisce che
tutte le asserzioni delle scienze debbono essere contestate se si dimostrano contrarie
alla dottrina rivelata.
Il documento della Pontificia Commissione Biblica L'interpretazione della Bibbia
nella Chiesa (1993) si pone a metà strada fra le chiusure letteraliste tradizionali
e lapertura a quelle che erano in fondo le istanze moderniste; ma impone comunque
agli esegeti una precomprensione che rispecchi linterpretazione corrente della
Chiesa.
Lultimo importante documento è quello pubblicato nel 2004, con l'approvazione del
Cardinale Ratzinger, dalla Commissione teologica internazionale, ed intitolato
Comunione e servizio. La persona umana creata a immagine di Dio. Lo stesso
Ratzinger, dà inizio al suo pontificato con una omelia (24 aprile 2005), in cui sostiene
fermamente che: non siamo il prodotto casuale e senza senso dell'evoluzione.
Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è
amato, ciascuno è necessario.
In effetti, dopo la Humani generis la Chiesa non affronta più, se non con
personali esternazioni dei papi, la questione dellevoluzionismo. Negli atti del
Concilio Vaticano I non viene neanche affrontata la problematica suscitata dalla nuova
concezione scientifica circa il posto delluomo nella natura.
Giovanni Paolo II tocca più volte il tema, ma non si sbilancia in sentenze inappellabili
e dunque lascia di fatto vigenti i pronunciamenti di inizio secolo. Nel già ricordato
Messaggio del 1996 sostiene che: 1) lesegeta e il teologo devono tenersi
informati circa i risultati ai quali conducono le scienze della natura; 2) la teoria
dellevoluzione delluomo non può considerarsi una mera ipotesi; 3)
lanima umana, fondamento della dignità della persona, è irriducibile alla materia;
4) la vita umana, dono di Dio, rappresenta una discontinuità ontologica rispetto allo
sviluppo delle altre realtà fisiche e biologiche. Ripropone così un concetto classico
del pensiero cattolico: lassoluta separazione fra uomo e natura. Il salto ontologico
sarebbe dunque la creazione stessa dellanima razionale. Alle scienze moderne risulta
invece che cè sempre una continuità: fra uomo pensante ed animale, fra il genere
animale e quello vegetale, fra il vivente e il non vivente, fra la materia organica ed il
mondo inorganico, e così via.
Una volta costretto a scendere a patti con levoluzionismo, Giovanni Paolo II non
può che riprendere la strategia dei suoi predecessori allepoca della battaglia
contro la concezione modernista dei generi letterari della Bibbia: delimitare ciò che
ritiene ancora difendibile, rispetto ad una scienza che viene comunque sempre denigrata in
quanto scientista e materialista. Tutti questi interventi
avvengono però sul solo piano pastorale personale; non impegnano troppo i credenti e non
scavalcano in nessun modo (anche se la percezione dei cattolici è diversa) i punti fermi
della tradizione e le affermazioni (antimoderniste o antievoluzioniste) dei papi che
lhanno preceduto.
Secondo il commento del cardinale Paul Poupard, Giovanni Paolo II non ha per nulla inteso
riconoscere la validità del darwinismo, quanto piuttosto del solo concetto di evoluzione,
il che non rappresenterebbe un cambiamento della tradizionale dottrina
cattolica, ma solo un prendere in considerazione gli sviluppi scientifici
degli ultimi decenni. Poupard difende in pratica levoluzionismo concordista
(meglio definibile come teismo evoluzionista) dal fondamentalismo
creazionista: I fondamentalisti vogliono prendere alla lettera le parole della
Bibbia [che non hanno] finalità scientifica. Giovanni Paolo II sarebbe
assolutamente sereno, in quanto dal punto di vista cattolico, non c'è
contraddizione tra creazione ed evoluzione. L'eventuale processo evoluzionistico della
vita non toglie nulla alla realtà della creazione divina.
Il punto chiave è ovviamente il passaggio dalla vita animale a quella
specificamente umana: una volta che levoluzione ha toccato un massimo,
Dio interverrebbe sulla materia vivente creando luomo, che ha molto in comune con la
scimmia ma non una vera discendenza biologica: e ciò ben si adatterebbe al senso
letterale di Genesi.
Questo fumoso approccio (non traducibile in una concreta sequenza di eventi) più che un
sereno tentativo di spiegazione sembra una conclusione forzata per salvare a tutti i costi
il concetto di unità anima-corpo presente fin dal concepimento, fondamentale
per la attuale catechesi Nel corso della sua storia il cristianesimo ha però concepito
lanima per lo più secondo il modello platonico. Ed accettare questa sorta di
evoluzionismo, purgato dal materialismo darwiniano, rivitalizzerebbe le
ipotesi di una certa separazione (o sostanziale dualismo) anima-corpo, senza la quale è
difficile concepire un salto ontologico. Poupard evita lostacolo,
sostenendo che la biologia è incompetente in questo ambito, riservato alla filosofia ed
alla teologia: giacchè unità e separabilità dell'anima e del corpo sono due
aspetti paradossali del problema che vengono conciliati in una sana antropologia.
Nel 2005 il cardinale Christoph Schonborn precisa ulteriormente che, mentre si può
accettare levoluzionismo nel senso di una comune discendenza, non si può fare
altrettanto con i concetti di variazione casuale e di selezione
postulati dal darwinismo.
Di fronte allantagonismo fra creazionismo intransigente e darwinismo (o
neo-darwinismo) egli sceglie dunque la via di una spiegazione evoluzionista che però
riaffermi lintenzionalità divina: il mondo è stato creato dalla sapienza di
Dio; ed affermare che levoluzione della vita sia senza guida è
contrario alla ragione; la prospettiva evoluzionista si può anche accettare,
ma non si può accettare come scientificamente provata la rimozione della presenza di Dio
in questo progetto. Schonborn segue fra laltro la strada di quanti vedono una
qualche contrapposizione fra darwinismo e neo-darwinismo, mentre secondo gli scienziati il
secondo è solo un perfezionamento del primo.
In contrapposizione con lassoluto afinalismo dellevoluzionismo darwiniano, il
mondo descritto nellultimo Catechismo della Chiesa cattolica è ancora fortemente
antropocentrico, anche se lo si presente come in una sorta di processo di perfezionamento.
Non è per nulla una teologia tradizionale: quasi un secolo di radicale antidarwinismo
(soprattutto in nome della sovrapposizione fra fissismo e creazionismo) viene
tranquillamente glissato; e torna pienamente in campo il concetto di un Dio provvidenziale
e manutentore. Si adombra perfino lipotesi (a suo tempo eretica) di una creazione
continua o comunque non ancora terminata; e si riattualizzano le istanze manichee,
giacché le imperfezioni del mondo non includono il male morale: che non dipende da Dio, e
sarebbe entrato nel mondo con il peccato originale.
Pubblicato su: L'Ateo, |