A
proposito di matrimonio cristiano
di Francesco D'Alpa
Secondo il diritto canonico, le caratteristiche essenziali
del matrimonio sono lunità (ovvero lunione di un solo uomo con un sola donna)
e lindissolubilità; la procreazione e leducazione dei figli, per quanto
definiti fini primari non sono essenziali, tanto è vero che la chiesa accetta
anche il matrimonio fra anziani e il matrimonio in extremis. Ma già in epoca
romana Modestino (III^ secolo a.c.), aveva sentenziato, ben prima delle regolamentazioni
cristiane, Nuptiae sunt coniunctio maris et feminae, consortium omnis vitae, divini
et humani iuris communicatio.
Per il diritto civile, il matrimonio eccede la dimensione del fatto privato; ma per i
cristiani esso è qualcosa di più; viene elevato a sacramento, che si ritiene istituito
da Gesù, o da Dio stesso fin dalle origini dellumanità. La lettura critica di
Genesi non supporta comunque tale convinzione. Infatti la funzione di Eva è pressoché
solo procreativa, come infatti concordemente credevano molti padri della Chiesa.
Nel diritto romano, in epoca classica, la coabitazione e la affectio maritalis
(dunque il consenso protratto nel tempo) erano i soli fondamenti del matrimonio, senza
alcuna necessità di un particolare ulteriore atto giuridico; sicché il matrimonio poteva
sciogliersi quando cessavano queste condizioni. Lo status di pater familias
dava alluomo una potestà quasi assoluta sul coniuge oltre che sui figli. Nei secoli
successivi la posizione della donna restò assolutamente subordinata, perfino in maniera
più restrittiva: così fino al decimo secolo d.c. allincirca, il matrimonio
mantenne sostanzialmente la struttura di un contratto di compravendita, in cui lo sposo
acquistava dai parenti della donna i diritti su di lei; in tale fase storica, si sosteneva
consensus facit nuptias, non concubitus; dunque il consenso iniziale, a
prescindere dalle caratteristiche della convivenza, costituiva ragione stessa di
indissolubilità.
Ma il cristianesimo cominciò a pretendere di dettare legge in tale materia e di fatto se
ne appropriò. Nel IX secolo, Incmaro di Reims sostenne che non era il consenso a rendere
indissolubile il matrimonio, bensì la congiunzione carnale; dopo di lui, Graziano
affermò che il matrimonio inizia con il consenso, ma si perfeziona con la copula;
prevalse comunque (fino ai nostri giorni) lopinione di Pietro Lombardo, secondo il
quale il consenso perfeziona il matrimonio, ma lindissolubilità è condizionata
dalla sua consumazione.
Da contratto sociale il matrimonio si trasformò così (dunque solo tardivamente) in
sacramento, segno di unione di Cristo e della Chiesa (Concilio Lateranense II,
del 1139; Decreto Pro Armenis del 1439); ed il Concilio di Trento decretò,
sotto pena di scomunica, che esso era stato istituito non dagli uomini ma da Dio.
Posizione sostanzialmente confermata fino ai nostri giorni (Sillabo del 1864;
Enciclica Arcanum divinae sapientiae del 1880; Decreto Lamentabili
del 1907; Enciclica Casti connubii del 1932). Negli ultimi due secoli il
matrimonio religioso ha dovuto tuttavia cedere il primato legale a quello civile, con
varie articolazioni nei diversi stati: dallesclusione del valore civile di quello
semplicemente religioso, ai vari Concordati fra Chiesa e Stati, con delega
allofficiante religioso di una funzione ed autorità civili.
Secondo la dottrina consolidata della chiesa post-tridentina, il matrimonio ha tre fini,
stabiliti da Dio stesso: la generazione ed educazione della prole, la mutua assistenza fra
i coniugi, il rimedio alla concupiscenza. Il libro della Genesi parla in
effetti esplicitamente della funzione di generazione della prole; ma mentre afferma
genericamente che la donna è stata formata per aiutare luomo, non altrettanto si
esprime circa luomo nei confronti della donna. Né si parla di rimedio alla
concupiscenza. Fu Agostino a sostenere pervasivamente (riecheggiando comunque Paolo
di Tarso) questo concetto, in senso assolutamente spregiativo riguardo alla carnalità e
soprattutto alla sensualità, che egli riteneva caratteristiche non presenti in Adamo ed
Eva allorché si trovavano ancora nello stato di natura non decaduta. I due primi umani,
secondo lui, avrebbero potuto generare, originariamente, con un semplice atto di volontà,
senza provare alcun desiderio carnale.
Scorrendo le storie dellAntico Testamento, si può comunque facilmente constatare
quanto fosse diversa e variegata la situazione in ambito giudaico: assenza di tabù circa
lincesto fra i primi uomini; carattere strettamente patriarcale della famiglia;
diffusa poligamia (il carattere monogamico del matrimonio non è sostenuto esplicitamente
neanche nel Nuovo Testamento, e non è da considerarlo ovvio); pochi diritti concessi alle
donne; facoltà riservata pressoché solo ai maschi di ripudiare il coniuge. Secondo gli
apologeti, determinate norme furono dettate da Dio; alcune pratiche erano invece solo
consentite da Dio, anche in relazione a prefissati suoi fini. Cè da credere
comunque, assai più semplicemente, che i testi dellAntico Testamento si limitassero
a narrare in chiave mitica levoluzione nota dei costumi sociali (processo presente
in qualunque cultura soprattutto nelle sue prime incerte fasi) ed i tentativi del tutto
terreni di regolamentarli. I salti concettuali (e gli adattamenti normativi)
si presentano in tutta evidenza non tanto fra Antico e Nuovo Testamento, quanto piuttosto
fra Antico Testamento e predicazione dei padri della Chiesa. A Cristo ed ai primi
cristiani il matrimonio sostanzialmente non interessava, tanta era granitica la loro
certezza sulla prossima fine dei tempi.
Volendo definire quale sia o sia stata, secondo la Chiesa cattolica, la configurazione
naturale dellistituto matrimoniale, non si può fare a meno, in definitiva, di
sottolineare la ampia varietà delle forme del matrimonio presso i giudei, i primi
cristiani ed i moderni.
Mentre viene ordinariamente sottolineato il carattere assolutamente volontario
dellunione, la non negoziabilità da parte umana dei principi istitutivi del
matrimonio naturale (ovvero lindissolubilità, lapertura alla
vita, ecc
) è contestabile sotto diversi punti di vista. Si potrebbe pensare, ad
esempio, come sottolineano in modo particolare i teologi contemporanei, che la base su cui
poggia il matrimonio cristiano sia in fondo la differenza dei sessi. Ciò vale
indubbiamente per latto generativo che richiede (in natura), lincontro di due
genitalità di sesso opposto. Ma per tutto il resto? Educazione della prole e mutuo
consenso appartengono a qualunque forma di matrimonio praticato nelle varie culture: alla
poligamia come alla poliandria, alla unione temporanea come a quella inscindibile;
probabilmente anche alle unioni non fondate su differenze di genere. Nella Bibbia si può
in effetti trovare quasi di tutto e non sembra che Dio abbia recriminato per questo più
di tanto.
Né si può restare indifferenti alle evidenze delle scienze, che confermano il carattere
assolutamente temporaneo delle unioni in gran parte del mondo animale, luso corrente
della sessualità anche (o soprattutto) allinfuori di qualunque legame stabile ed a
prescindere dallo scopo generativo, e la tipologia estremamente variabile delle unioni
(dalla coppia stabile, allharem, alla promiscuità assoluta).
Più che conformarsi ad un ordinamento naturale o divino non negoziabile, il matrimonio
cristiano si configura in sostanza come una sofisticata forma di contratto, imposta alla
collettività credente, con caratteristiche costanti e peculiari solo allinterno di
limitati contesti storici, per lo più accordata (ed ancorata) alle caratteristiche del
diritto tardo-romano.
Che il semplice matrimonio extraliturgico (anche se ratificato e
consumato, dunque legalmente valido) non sia una vero matrimonio (anche se del
tutto naturale) lo sentenzia proprio la Chiesa, che non riconosce alcuna
sacralità al matrimonio solamente civile, né a quello fra non battezzati, ed
impedisce quello con appartenenti a religione diversa. Dunque neanche questi sarebbero
matrimoni naturali, se è vero che solo il matrimonio sacramentale fra
battezzati è il vero matrimonio voluto da Dio e cui alluderebbe Cristo (secondo la
Lettera di Paolo agli Efesini).
Forti perplessità riguardo limpostazione cristiana del matrimonio derivano anche da
considerazioni in tema di escatologia. La indissolubilità del matrimonio terreno andrebbe
di pari passo con un certa idea di un suo proseguimento ultraterreno. Nellaldilà i
coniugi potrebbero vivere ancora insieme, ed ognuno ritroverebbe gli altri suoi cari
perduti. Ma lescatologia non ha mai definito chiaramente il problema del
genere nellaldilà, così come quello del sesso degli
angeli. La continuità fra mondo terreno e destino ultraterreno è tuttavia
fondamentale nella regolamentazione teologica dellistituto matrimoniale. Questo
potrebbe essere in fondo un buon motivo per giustificare la persistente ostilità
cattolica verso le unioni temporanee, che porterebbero ad esempio ad un aldilà popolato
da famiglie, più che allargate, reciprocamente embricate fra di loro.
Il matrimonio cristiano, come meglio ritenuto dalla teologia protestante (che non gli
attribuisce alcun carattere sacramentale), non è affatto una istituzione divina, e non
costituisce alcuna eccezione allordine della natura, ma solo uno dei suoi aspetti;
che si può accettare o rifiutare, ma che non si può imporre a liberi ordinamenti civili
che invece accettano forme diverse di convivenza. Non è altresì detto che lo stato
coniugale sia un bene assoluto rispetto allo stato di convivenza non coniugale, come non
è altrettanto vero che lo stato virginale sia (come scrivevano gli evangelisti ed i padri
della chiesa) un qualcosa di più perfetto rispetto alle altre condizioni.
La varietà dellesperienza umana, che si riflette nella varietà delle legislazioni,
determina invece ormai, più o meno dichiaratamente, un diffuso atteggiamento di
accettazione (se non di predilezione) di scelte di vita diverse, delle quali alcune non
sono presuntivamente né peggiori né migliori di altre, anche se talune appaiono (come il
matrimonio eterosessuale rato) più funzionali, in prospettiva contingente, ad
un ordinato vivere civile.
Pubblicato su: "L'Ateo", |