Fatima
e Maria: un modello per le femministe?
di Francesco DAlpaLa morte di Lucia, ultima sopravvivente pastorella di Fatima, anziché
avviare finalmente alloblio lignobile vicenda delle presunte apparizioni,
sembra avere perfino accentuato limpeto dialogico dei suoi sostenitori, con
improbabile ricadute. Per qualcuno, dopo avere "distrutto", oggi le femministe
dovrebbero "ricostruire", ispirandosi proprio alla Madonna di Fatima; e tramite
lei risalire alle radici della donna occidentale, rappresentate da Maria di Nazareth.
Questo il contenuto dellappello di Paolo Sorbi, sociologo, ex-sessattontino, ex-PCI
e ex-Lotta Continua, ora presidente del cattolico Movimento per la vita; che si dichiara
debitore di La Pira e persino "folgorato" da Padre Livio di Radio Maria. [1]
Si tratta, evidentemente, di uno dei tanti rilanci della politica antimodernista di
Giovanni Paolo II, innestata sul tradizionale retaggio di una Chiesa antifemminista. Ed il
non credente, che già stenta a cogliere il presunto legame fra Fatima e Maria di
Nazareth, non vede proprio quale attualità possano rivendicare le due posizioni.
Cominciamo da Maria, inneggiata soprattutto per il suo incondizionato "si" alla
volontà di Dio, che riecheggia nel Rosario. [2]
In realtà ben poche donne di questo mondo cattolico attuale frequentano la "scuola
di Maria".
Ma quali virtù vi si insegnano? Nei Vangeli si parla di accettazione del volere di Dio,
umiltà, silenzio, acquiescenza di fronte al figlio-dio. Poco altro; qualcosa in più lo
si trova nei vangeli apocrifi, ma nella costruzione del mito mariano la chiesa sembra non
volerne tenere conto.
Licona Maria, per tutti i cattolici, è una figura diversa, falsa ed immaginaria,
ben lontana anche dalla tradizione della chiesa primitiva; un personaggio assemblato
durante un processo millenario.
La Maria originaria, può ancora essere vista come una donna eccezionale, in base agli
eventi cui prese parte o di cui sarebbe stata testimone, ma è decisamente una donna
"umana". Laltra Maria è invece un soggetto immaginario, disegnato dal
desiderio dei suoi adoratori, scolpito a suon di dogmi; una donna progressivamente sempre
più "disumanizzata", e di converso spiritualizzata, non assimilabile al
soggetto originario.
Secondo i Vangeli Maria concepisce virginalmente Gesù, ma la sua verginità (sessuale)
non sarebbe stata perpetua, visto che si accenna a fratelli e sorelle di Gesù, ed in
nessun punto si afferma che questi fosse figlio unigenito di Maria (oltre che di Dio). I
teologi sostengono invece che la verginità (imenale) sia persistita perfino intrapartum;
questione quanto mai assurda, ma tantè, gli esegeti cattolici, per secoli, hanno
cercato di cancellare dalla storia di Maria quanto più possibile ogni elemento che
facesse risalire agli aspetti corporei della maternità.
Certo appare paradossale, ma nel pensiero cristiano la "incarnazione" del Verbo
viene ad avere come contraltare dogmatico la "disincarnazione" di Maria!
Nella sua lettura del "Genesi", Giustino, nel secondo secolo, vede Eva come
fisicamente vergine e spiritualmente non macchiata dal peccato, prima della propria
disobbedienza a Dio. Per cui Maria, che "spiritualmente" sarebbe la "nuova
Eva", per riparare a questa colpa, deve inevitabilmente, per contraltare, essere e
mantenersi sia fisicamente vergine che pura. Questa tematica si fa più pressante nel
medioevo, dominato dalla paura della morte e della dannazione eterna, allorché la
venerazione per Maria, definita "mediatrice" per eccellenza fra uomini e Dio, si
trasforma in vero e proprio culto, quasi fino allidolatria. Allora verginità fisica
e purezza di spirito (temi distinti nella pastorale del nostro tempo) divengono binomio
inscindibile.
Il cristianesimo ad impronta mariana, dei secoli a venire, vede realizzarsi la santità
soprattutto nella dimensione interiore, nellesperienza esistenziale
dellaffidarsi a Dio e del pregarlo. Maria, la "tuttasanta" è in questa
luce, con San Bonaventura, il capolavoro di Dio. Da cui il "Tutus Marianus" o
anche il "Totus tuus". Così Teresa dAvila voleva che ogni carmelitana
divenisse "immagine vivente di Maria", custodita nei monasteri, "colombaie
della Vergine".
La chiesa non è mai stata femminista. I primi secoli, o forse
solo i primi decenni del cristianesimo, sembrano dare alle donne una visibilità ed un
prestigio sociale superiore a quello vigente nel mondo romano, ma la protesta sociale
espressa da queste donne non costruisce una vera e propria cultura femminile, quanto
rappresenta invece una fuga dal contratto sociale per chiudersi nella propria dimensione
interiore, a specchio del Vangelo. Gli schemi maschilisti, in questo modo, non vengono
toccati; padri e fratelli continuano comunque ad essere i direttori materiali e spirituali
di tali donne. Il voto di verginità (del tutto contrario alletica romana) non è
una riappropriazione del proprio corpo, ma una protesta contro luso del proprio
corpo da parte di altri. La donna "liberata" del cristianesimo non combatte per
la propria autonomia sociale, ma per una propria via alla santità. La donna religiosa,
che è il prodotto di questa nuova cultura, appare agli occhi dei romani una emarginata.
Ma anche nel giudizio dei vari Agostino e Girolamo, lesaltazione per la santa
verginità gronda di disprezzo per la materialità del corpo femminile. In un mondo
dominato dalluomo, ben si capisce come il messaggio cristiano vada a genio a donne
in rivolta verso luomo, a donne che con la propria scelta anti-maschile possono
porsi in una condizione di intangibilità di fronte alluomo, senza costruire
tuttavia un mondo paritario a quello maschile.
Questo antifemminismo raggiunge lapogeo durante il medioevo, letà che crea i
monasteri, ovvero i reclusori per le donne rifiutate dal mondo o che sfuggono al mondo.
Nei monasteri la donna, spesso di alta estrazione sociale, può anche darsi una cultura;
ma non a tutto campo, quanto quella sola che le permettono i maschi carcerieri. Ed
allinterno di questa cultura le donne approfondiscono lunica conoscenza a loro
possibile, quella del proprio mondo emotivo, esprimibile in un universo di quasi solo
donne; poi queste donne cominceranno a distorcere la propria immagine corporale, fino al
rifiuto del corpo stesso, allanoressia, alle penitenze corporali auto-inflitte. Il
contatto col mondo esterno resta invece quasi esclusivamente quello dei momenti liturgici.
Dopo il medioevo, al modello del monastero viene spesso preferita quella forma particolare
di celibato femminile che consiste nel dedicarsi alla vita interiore ed alla carità, pur
restando nel proprio nucleo familiare. La donna che prima aveva di fronte a se due sole
possibilità, la vita religiosa o quella matrimoniale, trova in queste nuove forme una
certa libertà, ma non viene apprezzata dallo spirito della Controriforma.
Dopo il Concilio di Trento, le gerarchie cattoliche lottano per ripristinare le severe
regole della clausura femminile e vietano le forme associative fra donne religiose al di
fuori dei conventi. La cultura femminile delle monache si riduce allora a cultura
strettamente claustrale; proliferano a dismisura le visionarie e mistiche, la cui
attività è gradita solo in quanto uniformantesi allortodossia del clero dominante.
Al di fuori del monastero, ma come specchio fedele della regola monastica, nello stesso
tempo alle donne viene richiesto di essere in famiglia umili, silenziose, modeste,
pudiche, devote e del tutto sottomesse al marito.
In seguito il cattolicesimo si "femminilizza", e diviene dominio di mistiche e
visionarie per lo più di estrazione popolare; donne semplici ed ignoranti, quanto in
passato le claustrali erano spesso istruite ed aristocratiche. La donna diviene lo
strumento della ricristianizzazione prima della famiglia e poi della società. Donne
visionarie e soprattutto bambine visionarie, per lo più contadine, come a Lourdes e
Fatima, diventano gli strumenti privilegiati di una nuova ondata di proselitismo.
Il mondo moderno sembra non toccare troppo i rapporti fra gerarchia ecclesiastica e mondo
femminile, se non nella concessione di una crescente visibilità nellutile esercizio
delle opere sociali e di catechesi, anche per recuperare gli spazi lasciati liberi dal
clero che si sconsacra.
La vera parità negli spazi del sacro è tuttavia sempre lontana, nonostante nel mondo
civile le donne ottengano in tutti i campi libertà, riconoscimenti e parità mai prima
godute, né forse sperate.
Secondo il Vangelo, le donne hanno dignità spirituale pari agli uomini; ma è pur vero
che gli apostoli erano solo uomini, e che Gesù non hai mai auspicato un ruolo sociale
preciso per le donne. E non appena la chiesa si è istituzionalizzata, le donne sono state
escluse dai posti di responsabilità e poi di predicazione.
Maria sarebbe stata colei che rendeva massimamente fecondi il silenzio e il nascondimento
(secondo i Vangeli, colei che " serba e medita nel suo cuore "); creatura
soprattutto dellobbedienza. Così la donna cristiana per eccellenza resta ancora
oggi la donna che "accoglie", passiva, proiettata al fantastico (turbata
tuttavia dal sentimento e dalle sue ambigue emozioni), laddove il maschio teologo
"produce" ed opera concretamente. Per tale motivo la donna non può dirigere il
popolo di Dio e le si nega il sacerdozio; la donna che guarda a Maria è dunque una donna
che rifiuta il nostro tempo e il nostro schema antropologico.
Negli ordini contemplativi la donna, condannata alla separazione dal mondo, adempie a
funzioni ben precise e fortemente limitanti: la lode a Dio e la preghiera. Ma la
psicologia e la psicoanalisi hanno lacerato non poco la coscienza di queste donne,
suscitando loro dubbi, cadute di motivazioni moti di ripulsa.
Il modello mariano di perfezione celeste, che già pare in crisi fra le religiose, poco si
adatta alle esigenze secolari. Nel mondo reale, la donna che imita Maria è un modello
fuori contesto. La difesa del modello mariano presente a Fatima è difesa (ma anche
riproposizione peggiorativa) di un modello tradizionale improponibile, che come abbiamo
visto è legato più che alla quasi inconoscibile Maria reale, alla sua perversa
idealizzazione nei secoli. ? la difesa di un modello che si vuole contrapporre ad un
femminismo militante, che vuole liberare la donna e puntare alla parità fra i sessi e
più oltre al superamento del concetto stesso di sesso in favore di quello (assolutamente
laico) di "genere"; un modello che i cattolici incolpano di minare, anche
banalizzandola, lidentità femminile e di compromettere il dialogo fra i due sessi,
voluto da Dio nei modi esatti in cui ce lo presenta la Bibbia. Il mondo laico viene in
particolare accusato di rompere indebitamente il legame fra sessualità e procreazione.
Secondo il cardinale Ratzinger, il cristianesimo non è una speculazione filosofica e non
è una costruzione della nostra mente. Il cristianesimo "è la Rivelazione di
Dio", un messaggio che ci è stato consegnato e che non abbiamo il diritto di
ricostruire a piacimento. Su queste basi è ben lecito aspettarsi una inarrestabile fuga
delle donne da questa chiesa.
[1] Corriere della sera, 20 febbraio 2005
[2] Lettera apostolica "Rosarium Virginis Mariae"
Pubblicato su: L'Ateo, n. 38 (3/2005) |