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| Lanima cristiana Cosè lanima cristiana e da dove viene? Ai cristiani sembra palese che la Bibbia sia il libro dellanima, di cui affermerebbe la spiritualità, limmortalità ed il destino soprannaturale. Ma lAntico Testamento, nella sua maggior parte, e particolarmente nelle sezioni più antiche, si occupa piuttosto di promesse temporali: acquisto di una terra, discendenza numerosa, vittoria sui nemici. Al tempo di Mosè, di Giosuè o dei Giudici, gli ebrei si preoccupavano dellorganizzazione della propria società e della felicità terrena promessa a Noè con lalleanza; prosperità e longevità erano i premi più attesi da Dio. Lidea che in questi testi venisse sottinteso un destino ultraterreno è una presunzione del Cristianesimo. Il libro dellEcclesiaste, per esempio, testimonia piuttosto chiaramente quanto mancasse unidea di vita eterna e quanto non si pensasse ad un destino mortale diverso fra gli uomini ed il resto dei viventi. Solo tardivamente si cominciò, allinterno del giudaismo, a concepire una vaga idea di un principio relativamente impersonale, lanima, che alla morte passava nello sheôl, loscura fossa degli inferi, il triste regno delle ombre. Dopo il contatto con la cultura greca, vennero invece introdotti il concetto di unanima personale e della sua immortalità e lidea di un destino privilegiato delluomo rispetto agli altri viventi. Non a caso, il libro della Sapienza, che è scritto in greco e che accoglie i termini greci psiché e pneûma, piuttosto che i meno precisi termini ebraici nèfe (respiro) e rùah (spirito), parla chiaramente di immortalità condizionale, di vita come periodo di prove, di premio finale per i giusti. Comunque, una volta accolta lidea di un aldilà, non per questo esso differiva dallaldiqua terreno; giacché anche gli ebrei (come i babilonesi, gli egiziani o gli assiri) non sapevano immaginare una esistenza diversa dallattuale. La stessa predicazione di Cristo non apporterà sostanziali cambiamenti alle ipotesi correnti sulla possibile sopravvivenza. Il tema dellanima e del suo peculiare destino diviene invece pressante nel primo cristianesimo, in quel periodo di profonda crisi sociale in cui i culti misterici fanno proseliti con la promessa di un aldilà che vinca le imperfezioni e le miserie terrene e la morte stessa. Ma nonostante ciò, nemmeno il Credo di Nicea (a. 325) contiene ancora accenni alla risurrezione, che compaiono invece nel Credo di Costantinopoli (a. 381): risurrezione del corpo, comunque, e non piuttosto ricongiunzione dellanima con il corpo: giacchè lanima non viene per nulla presupposta, allo stesso modo in cui non lo era nellAntico Testamento. Dunque anima e vita eterna non sono due concetti interconnessi. Contro ogni evidenza documentaria, secondo gli apologeti cattolici, luomo ha sempre creduto alla vita eterna, o comunque ad una qualche forma di sopravvivenza; e le idee dei filosofi precristiani testimonierebbero che sia la spiritualità che limmortalità dellanima sono verità naturali accessibili alla ragione, anche a prescindere dalla rivelazione. Ma le Scritture non sono fonte autonoma di tali concetti, che non si trovano originariamente nella cultura ebraica e che furono introdotti solo in seguito, per contaminazione con la filosofia greca e con quelle orientali. Ed anche secondo gli insegnamenti di Gesù, è dubbio se la vita eterna promessa corrisponda ad una sopravvivenza e liberazione dellanima o non piuttosto, più concretamente, ad un qualche prolungamento o ripresa della vita terrena. Secondo la catechesi, Gesù raccomanda di salvare la propria anima; ma in realtà, quando parla di vita eterna, sembra proporre al più un concetto non troppo dissimile da quello desumibile dallAntico Testamento: sopravvivenza o resurrezione delluomo come tale. Il cristianesimo originale non possiede neanche una precisa concezione dellessere umano: in esso dominano il concetto di fede (o fedeltà) verso il padre celeste, e temi morali: il senso del peccato (e della colpa), la consapevolezza dellerrore che porta al pentimento (o alla conversione) ed il proposito di non sbagliare più. Rispetto al mondo greco e romano, prevale lirrazionalità; a differenza dallo stoicismo, la virtù è frutto della volontà piuttosto che della ragione. Nei primi due secoli, i plagi dalla filosofia greca riguardo alla problematica dellanima saranno alla fine così rilevanti, che più tardi molti cristiani, per giustificarne la presenza, sosterranno (in particolare Giustino) che i greci erano, senza saperlo, dei cristiani imperfetti; ovvero che essi avevano colto qualcosa del Verbo divino disseminato nel mondo ed avevano perfino tratto alcuni concetti dalle opere di Mosè. Con il Vangelo di Giovanni (fine del primo secolo), entrano definitivamente nel cristianesimo due concetti fondamentali di derivazione platonica: il Lógos e la sopravvivenza individuale (vita eterna), che subentrano a quelli tradizionali ebraici di spirito e di regno di Dio. I padri della chiesa attingono ormai a piene mani dalla cultura classica: usano le metafore di Platone (le ali dellanima; il corpo come abito, prigione o tomba dellanima) e spacciano per insegnamenti delle Scritture i concetti di Plotino. Solo con Agostino di Ippona si sviluppa una originale psicologia cristiana, centrata sul senso dellIo, ma pervasa da un pessimismo di fondo: sebbene libero, luomo non può staccarsi interiormente dal corpo utilizzando la sua libertà; è intimamente diviso; ha una natura lacerata, scissa fra il bene ed il male, fra spirito e corporeità: è unanima che si serve di un corpo. La volontà ha il primato sullintelligenza, così come la fede sulla ragione. Con Agostino inizia lelaborazione di una dottrina della persona che maturerà con Tommaso dAquino. Per questultimo, che forza in senso cristiano le idee di Aristotele, luomo è un composto di corpo ed anima, ovvero di materia e forma: vive e sente grazie al corpo; intende grazie allanima, in gran parte senza lintervento del corpo. Luomo è al tempo stesso sostanza spirituale, cioè essere ragionevole dotato di intelletto, ed essere animale, dotato di un corpo informato dallanima sensitiva e vegetativa; lanima non è in semplice relazione causale con il corpo, come riteneva Platone. Le sostanze spirituali sono forme separate, che esistono nel vivente indipendentemente da qualunque connessione con la materia, e costituiscono un unico individuo per ogni specie vivente; ma nel caso specifico delluomo, ogni singolo individuo è perfettamente distinto dagli altri (lanima è forma per se subsistens), in quanto solo così si può supportare la credenza nellimmortalità dellanima individuale. Lunità dellindividuo dipende dallanima, di cui lintelletto è la facoltà più elevata. Preso atto del fatto che lAntico Testamento non si pronuncia mai in senso chiaramente dualista, è chiaro che la dottrina cristiana sullanima si basa solo su delle speculazioni filosofiche. A prescindere da una generica adesione al dualismo platonizzante, dominante fino al tomismo, nessuna posizione dottrinaria è mai stata comunque totalmente dualista. Lidea di una sostanza separata e separabile dal corpo, e che lo controlla dal di fuori, è la più praticata, ma non ha alcuna originalità. È in comune con Platone ed i platonici, che lavevano formulata molti secoli prima della nascita del concetto fra gli ebrei. In tempi recenti, la teologia è stata decisamente forzata verso una sorta di monismo; come dimostra lattuale elaborazione di teorie cattoliche sullunità psicosomatica dellessere umano (della persona). Agostino dIppona aveva definito lanima substantia rationis particeps regendo corpori accomodata. Dunque, anima e corpo sarebbero due sostanze diverse. Lanima, destinata ad una vita oltremondana, reggerebbe il corpo (come nellimmagine platonica del nocchiero sulla biga); ne sarebbe rivestito come di un abito. Sulla sua scia, lapologetica cristiana elenca una serie di prove psicologiche dellesistenza dellanima: fra tutte, la consapevolezza dellindividualità e la consapevolezza stessa dellesistenza dellanima e della sua distinzione dal corpo. Ma le contraddizioni abbondano, cosicché in certi momenti storici è stata sottolineata soprattutto lopposizione fra anima e corpo, in altri invece la sua armonia ed il suo accordo col corpo, fino al concetto odierno di persona (quod est perfectissimum in rerum natura). Solo lanima spiegherebbe la presenza di attività spirituale e la persistenza dellio rispetto ai mutamenti del corpo, il senso di responsabilità, la ripugnanza verso lidea di una morte definitiva, e lattività finalistica dellorganismo. Ma esisterebbero anche prove oggettive dellesistenza dellanima: lirriducibilità dello psichismo ai meccanismi della natura, la progressione dello spirito umano nelle varie epoche storiche, la disparità fra funzioni del corpo e funzioni dellanima. La letteratura ascetica, infine, analizza molti aspetti del manifestarsi dellanima: lo psichismo in genere, lindividualità, la soggettività, la coscienza di sé, la costanza dellessere, lintimità, la libertà, la volontà, la coscienza morale. Tutta la problematica relativa allanima è centrale nel Cristianesimo, in quanto consegue a domande fondamentali: chi sono? che sarà di me? Le risposte a queste, come ben dimostra la storia del pensiero cattolico, possono prescindere da una precisa definizione di cosa in effetti siano anima e corpo: né il dualismo né lunità sostanziale sono incompatibili con la promessa di un premio finale e soprattutto con laspettativa di una sopravvivenza oltre laccidente fisico della morte. Se lanima viene ritenuta il principio informatore e costruttore di un corpo sostanzialmente distinto da essa, si resta nellambito della filosofia tomistico-aristotelica; se invece si spinge lunità anima-corpo fino ad una piena sovrapponibilità, si arriva a quello che viene considerato un materialismo larvato, dunque una eresia. In ogni caso, il senso letterale delle Scritture sembra assolutamente dimenticato dal Cristianesimo medievale, che è tuttaltro che una progressione della teologia biblica. In pratica, quello di anima non è altro che un concetto prescientifico, adottato ed elaborato gradualmente dal pensiero cristiano, a partire da un epoca successiva alla predicazione originaria. Secondo la terminologia di Ruggero Bacone, come idolo della tribù è servito per dare un ordine ontologico a mondo, per fornire soluzioni accomodanti a problemi aperti della filosofia, per motivare la condotta morale; come idolo della caverna ciascuno si è immaginato e cucito addosso un tipo di anima che rispondesse ai suoi bisogni culturali, alle sue idee sociali, alle sua aspirazioni intime; come idolo del mercato ha permesso di discutere e spiegare cose che altrimenti sarebbe stato impossibile concettualizzare; come idolo del teatro la sua elaborazione è stata peculiare per ogni sistema filosofico, senza che sul concetto si costruisse un sapere oggettivo e non dogmatico, ovvero basato su preconcetti. Il pensiero moderno, proprio come teorizzato da Bacone, se ne è progressivamente liberato. Nel confronto con la modernità, scientifica e filosofica, la Chiesa manifesta ancora la convinzione che la scienza non possa contraddire lessenza del suo messaggio. Nessuna perplessità di fondo dunque riguardo allesistenza dellanima, nei termini cui giunse lelaborazione dottrinale dei padri della Chiesa. In realtà, questo modello è in progressivo abbandono da un paio di secoli. Già nellOttocento, Wundt definiva quello di anima un concetto sussidiario, una comoda metafora: utile solo per dare un riferimento ai fenomeni e per un certo bisogno metafisico; lessenza di ciò che definiamo anima sarebbe piuttosto la realtà immediata dei processi. Fra ciò che accade nel corpo fisico e ciò che accade nello psichismo esisterebbe uno stretto parallelismo: non due oggetti diversi di esperienza, ma semplicemente due punti di vista diversi di una stessa esperienza. Ancor più il mondo contemporaneo impone una drastica ridefinizione teologica. Le macchine; creature della creatura umana, hanno in buona parte acquisito quelle che erano ritenute caratteristiche esclusive dellanima cristiana: ragionano; scelgono; producono e riproducono; godono di una esistenza per certi versi autonoma. Allora, ha ancora senso parlare di anima in senso cristiano? Alla biologia contemporanea è definitivamente chiaro che la mente fa parte della natura, così come il corpo; che non esiste unanima specificamente umana (ontologicamente distinta dal resto dei viventi), così come non esiste una origine (creazione) speciale del corpo delluomo. Luomo moderno non ha solo smarrito distrattamente per strada lanima, come lamentano i predicatori doggi, semplicemente non ne ha più bisogno. Ma neanche i teologi sanno più cosa farsene di questanima, tradizionale oggetto delle loro elucubrazioni. Proprio quellidea di anima che ha pervaso la fase matura del cristianesimo, fino ai nostri giorni, quella che per secoli i cattolici sono stati indotti a credere la vera anima (o il vero Io) è stata effettivamente smarrita, dai teologi e dai fedeli. In breve, la storia dellanima (nel cristianesimo così come in altri ambiti culturali) è una raccolta di tentativi di spiegazione dello psichismo, di teorie superate sulluomo: psicologia e neuroscienze rispondono oggi convincentemente a gran parte degli interrogativi tradizionali. Che resta allora dellanima cristiana? È ancora possibile ritenerla una realtà distinta dal corpo (spirituale, semplice, identica a se stessa attraverso il tempo) piuttosto che una metafora? Solo le neuroscienze sembrano in grado di potere avanzare in questo campo, rispetto al quale la metafisica e la teologia hanno estrema difficoltà a rimuovere le tante sovrastrutture del proprio passato. |
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