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| La notte di Lourdes
ed il sonno della ragione di Francesco D'Alpa Che «La notte di Lourdes», lo «Speciale di Porta a Porta, a 150 anni dall'apparizione della Madonna di Lourdes», programma in prima serata di Rai 1 dibattesse responsabilmente sul caso Lourdes era certo difficile aspettarselo; ma che la TV di stato si trasformasse in veicolo agiografico ed apologetico al completo servizio della chiesa e senza un minimo di contraddittorio ha certo dellincredibile. Purtroppo oramai landazzo è questo: linconsistente fantasia giovanile di una povera pastorella, la pretesa apparizione della mitica Immacolata Concezione ha per i responsabili dei palinsesti televisivi un deciso spessore storico, e viene conseguentemente trattata con inusuale riverenza. Ecco così giustificate le immagini in diretta da Lourdes: le liturgie della sera, il rito della processione con i flambeaux, la visita alla grotta-reliquiario dellapparizione. Fra un intervento e laltro degli ospiti in studio, scorrono le immagini del film Bernadette di Jean Delannoy del 1988, quotidianamente proiettato a Lourdes in un cinema appositamente costruito, e quelle della Fiction di Rai 1 Lourdes di Ludovico Gasparini del 2001. In studio, en plein di credenti, cui ovviamente piace vincere facile: il conduttore Bruno Vespa; larcivescovo emerito di Palermo Salvatore De Giorgi; lo scrittore cattolico Vittorio Messori; il medico oncologo Marco Tampellini, vice presidente dellUnitalsi; il presentatore Massimo Giletti, spesso a Lourdes come barelliere; la giornalista cattolica Alessandra Borghese; la conduttrice televisiva Lorena Bianchetti, volto-immagine della comunicazione religiosa della Rai. Mentre al giornalista Saverio Gaeta, redattore di Famiglia Cristiana, era stato riservato il compito di preparare la scontata scheda sui miracoli. Di fronte a questo compatto schieramento, il solo Massimo Cacciari, filosofo laico in collegamento esterno, dovrebbe sostenere la parte della miscredenza. Ma la trasmissione è a senso unico. Si comincia con le immagini della immersione rituale di un ammalato in una delle piscine di Lourdes, mentre si recita lAve Maria e si invoca lintercessione di Santa Bernadetta; quindi, in studio, subito lintervista ad una delle presunte miracolate di Lourdes, Elisa Loi, che il 5 giugno 1958 sarebbe repentinamente guarita da una tubercolosi ossea fistolosa (di cui soffriva da circa undici anni) proprio dopo essere stata avvolta in un lenzuolo bagnato con lacqua miracolosa in occasione del suo terzo viaggio a Lourdes: guarigione dichiarata inspiegabile dai medici nel 1963 e miracolosa dalla chiesa nel 1965. E così via. Cacciari si limita a ricordare come i miracoli vengano distinti in teologia rispetto a certi fenomeni strani che possono essere invece ricondotti allordine naturale. Ma non contesta più di tanto lideologia del miracolo. Si dilunga piuttosto sullaspetto sociologico del fenomeno Lourdes, parlando di fede come contrapposizione al male del mondo; elogiando (laicamente?) quello che a lui sembra il vero miracolo di Lourdes: vivere come Cristo, sperimentando la sua bontà e le sue beatitudini; cose che mancano nella quotidianità. Sul miracolo fisico (ricordando quelli di Gesù) insiste sostanzialmente il solo De Giorgi, che comunque privilegia anchegli il miracolo della fede che scaturirebbe da Lourdes. Messori sottolinea invece il significato del dolore e la guarigione del cuore che si otterrebbe a Lourdes; così come la Bianchetti, richiamando lultimo viaggio a Lourdes di Giovanni Paolo II, esalta il valore redentivo della sofferenza. Sul piano degli accadimenti concreti ci riporta una seconda presunta miracolata, Giuliana Torretta, che sarebbe improvvisamente guarita il 1 giugno 1998, a Lourdes (dopo avere sentito la voce della Madonna che la invitava a camminare), da una forma molto grave di mielite ischemica, per la quale era paralizzata da circa 20 anni. Tutti sappiamo come Lourdes sia famosa per i miracoli e visitata per ottenere una guarigione; eppure nessuno fra i malati che si trovano a Lourdes, intervistati, afferma di essere andato li nella speranza di un miracolo; allo stesso modo, le due miracolate presenti in studio, affermano di essere state proprio le prime a non credere in un primo momento a quanto accaduto. Sembra un incredibile capovolgimento delle posizioni; evidentemente lassenza di scettici consente un minore appello alle prove fisiche. Assenti i possibili contestatori, la parte della scienza viene impersonata dal solo medico in studio, guarda caso anchegli credente, anzi adddirittura vice presidente dellUNITALSI, e che certamente non ha alcun interesse a evidenziare le troppe contraddizioni insite nella teoria del miracolo medico. Egli incanta i presenti con la sua descrizione, supportata da immagini radiologiche ed istologiche, della guarigione da un sarcoma osseo di Vittorio Micheli, uno dei più citati miracolati di Lourdes. Quindi erudisce il pubblico citando le molto strette sette regole per il giudizio di miracolo stabilite da Benedetto XIV nel 1750. Ben per lui (ma è tutto studiato ad arte) che nessuno in studio abbia la possibilità di contestare le sue affermazioni, a cominciare proprio dalla semplice considerazione che pressoché mai un miracolo dichiarato ha rispettato la maggior parte dei criteri previsti. Una volta tanto perfino il presunto scettico viene perfino complimentato: Fede sottolinea infatti il rispetto con cui Cacciari si è accostato alla problematica di Lourdes, a differenza dellatteggiamento di sufficienza di molti laici. Ed infatti Cacciari non si sogna minimamente di contestare i miracoli, preferendo disquisire sui segni e sulla esperienza del guarito. Cacciari, che si autodefinisce laico non negligente e secondo il quale è agnosticismo stupido non riconoscere i segni (ovvero i miracoli), sostiene infatti che insistere sui segni è superstizione; dunque non si parli troppo di miracoli medici, a tutto vantaggio della chiesa. Di rimando, Messori apprezza di Cacciari la attenzione solidale con cui guarda le cose di chiesa. Disco verde dunque per i commenti da sacrestia. Per la Borghese, oggi la gente ha sete di sacralità (dunque, in sostanza, di mistero ed oscurità); per Rita Coruzzi, una delle malate presenti in studio, a Lourdes si fanno le prove generali del paradiso. Per Messori Lourdes non vuole attirare lattenzione sul miracolo fisico, ma usare il miracolo fisico come esortazione pressante a vivere quei valori evangelici che permettono di vincere il peccato, che permettono di convertirci; è un posto dove in qualche modo il soprannaturale sembra diventare naturale. Per la Loi il miracolo è un autografo di Dio, che ci ricorda come il signore vive ancora oggi fra noi. Infine, con intervento esterno, un religioso fa unaccurata esposizione della Catechesi dei segni con cui la Madonna avrebbe istruito Bernadette. Dulcis in fundo, il soprano Mariella Devia canta in diretta da Ancona lAve Maria di Schubert. E Vespa conclude: Si creda o non si creda, da Lourdes si torna completamente trasformati. Amen. Non si poteva assistere a qualcosa di peggio. Il giorno dopo i giornali sottolineano i dati Auditel, che indicherebbero il notevole apprezzamento per la trasmissione: 5 milioni 494mila telespettatori, pari al 21.52 di share. Ma non lo si creda un indice di qualità. Nella stessa fascia oraria il rivale Grande fratello raccoglie 5 milioni 128mila spettatori, con il 22,57% di share. In sostanza, in assenza di valide alternative TeleVaticano e TeleTrash, sacro e profano, parimenti diseducativi, si dividono la scena. Chi vorrebbe qualcosa di serio ed un poco di sana cultura si rassegni. Povera ragione, e povera laicità! Lindomani si dovrebbe ricordare Darwin, ma in RAI (ed in linea di massima sui giornali) si soffre di puntuali amnesie. [Sul WEB: 19 febbraio 2008] |
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